Fisica e bicicletta

(A cura di Sergio Focardi)

 

Restare quasi immobili, a cavalcioni di una bicicletta, è un esercizio piuttosto difficile, come ben sanno tutti coloro che ci hanno provato o hanno assistito alle gare su pista dove conviene lasciar partire per primo l’avversario per mettersi alla sua ruota. Al contrario è molto più semplice pedalare perché in questo caso la bici si mantiene stabile. Il motivo di questa differenza consiste nell’effetto giroscopico secondo cui sistemi ruotanti (le due ruote) si mantengono stabili rispetto a spostamenti che tendono a ruotare il piano in cui si muovono.

Un semplice esperimento che dimostra quanto sopra affermato e mette in evidenza il bizzarro comportamento dei giroscopi è il seguente: una ruota di bicicletta con il mozzo sostenuto da due dita cade se uno dei sostegni viene abbassato; posta in rotazione, anziché cadere prende a ruotare attorno all’asse verticale. Per tale motivo, i ciclisti conservano l’equilibrio con piccole rotazioni del manubrio attorno all’asse verticale.

Quanto detto per le biciclette vale anche per le motociclette la cui stabilità durante il moto è merito dell’effetto giroscopico.

Una importante applicazione consiste nella bussola giroscopica, un sistema che conserva la propria direzione anche se il veicolo su cui si trova compie rotazioni.